Live Report Internazionali 

Saturnus + The Foreshadowing @ Traffic – 09 01 2014

Anche questa volta al Traffic c’è stata una serata di altissimo livello tutta dedicata al Doom Metal di qualità che ha visto esibirsi i romani The Foreshadowing e i danesi Saturnus. L’afflusso dei “doom kids” non è stato straripante come mi sarei aspettato per un evento del genere, tuttavia i presenti, circa 150, hanno fatto sentire tutto il loro calore ed entusiasmo alle band che si sono esibite. All’interno dell’evento, oltre allo stand del merchandising, vi erano anche altri banchetti su cui poter comprare cd e musicassette, e… si, avete letto bene, per alcuni generi musicali far uscire l’album in quel formato, passatemi il termine, “fa figo” e nonostante tutto c’è ancora un certo mercato.

Alle 22 i The Foreshadowing salgono sul palco per proporre un ottimo Gothic Doom Metal. Il combo romano ha scaldato il locale con il suo caratteristico sound che a tratti strizza l’occhio ai My Dying Bride, in particolare per alcune parti vocali, alcuni riff intrecciati e pattern di batteria. Attaccano con “Aftermarths” e continuano con “The Forsaken Son”, entrambi estratti da “Second World”, terzo album della band. Proseguono con “Fallen Reign”, estratto dal loro secondo lavoro.
Lo show vola e gli otto brani suonati non bastano a placare la voglia di “The Foreshadowing” del pubblico presente. Ciò nonostante “Havoc”, traccia che apre il loro ultimo lavoro, chiude il live. Seppur con qualche problemino tecnico, si tratta di un live di ottimo Gothic Doom Metal che difficilmente si potrà riascoltare a breve.

Il cambio palco ci porta al cuore della serata con i “Doom Vikingins” Saturnus, direttamente dalla Danimarca. Lenti e inesorabili, proprio come la loro musica, hanno portato sul palco del Traffic un meraviglioso show in grado di catapultare i presenti nella dimensione di desolazione e malinconia che raccontano le loro canzoni. Riff e soli di chitarra cadenzati accompagnati da una sezione basso e batteria che ha saputo amalgamare i suoni delle chitarre. A tutto questo si aggiungono le note della tastiera, tutt’uno con la meravigliosa voce del cantante Thomas A.G. Jensen che alterna parti cantate in growl a parti parlate e parti più pulite.

I brani proposti spaziano tra un album e l’altro della loro discografia, per accontentare i gusti di tutti i fan: ogni brano annunciato dal frontman ha portato con sè un’ovazione, segno che la setlist preparata dai Saturnus è più che azzeccata.

Si parte con “Litany of Rain” che con la sua intro e il successivo incedere delle chitarre, ci riporta ad atmosfere cariche di solitudine e abbandono. Le prime righe del brano recitano:
“Like a faithless I weep Like an old man in his final, filthy bed What love was ever mine to keep? Over what do the trees stand dead?”
Si va avanti con “I Love Thee” che accompagna il pubblico in un viaggio nella foresta “where the gods play silently”. Meravigliosi i fraseggi di chitarra che accompagna questa e le altre canzoni come stupendi e molto d’atmosfera sono anche le parti arpeggiate e pulite che, assieme alle sublimi tastiere di Anders Ro Nielsen, rendono tutto più surreale. Il terzo brano proposto è “Softly On The Path You Fade” che mantiene il ritmo dei brani precedenti con bellissimi arrangiamenti in grado di avvolgere la calda voce del singer. “Softly on the path you fade In shining darkness”….
“A Fathers Providence” aumenta i BPM ed inizia anche l’head banging dei presenti.

Il concerto scorre “lento e inesorabile” e ci porta al quinto brano “Wind Torn”, caratterizzato da lunghi fraseggi di chitarra, eppure mai banali o noiosi. Si continua poi con “Empty Handed” e i BPM tornano a salire. Questo brano mi ha ricordato molto i Paradise Lost.
Il settimo brano suonato dal combo danese, “Inflame Thy Heart”, viene purtroppo interrotto da uno spiacevole inconveniente che ha visto coinvolti due ragazzi del pubblico, venuti alle mani. E infatti, da veri professionisti quali sono, i danesi fermano il live, si assicurano che tutto sia apposto e offrono da bere al ragazzo che, nella colluttazione, ha rimediato un paio di cazzotti male assestati, infine chiedono alla folla di mantenere la calma. Il singer si esprime prima in inglese, con la frase “the importat is relaxing” e poi, in un buon italiano dicendo “l’importante è rilassarsi”. Inutile dire quanto il pubblico abbia apprezzato la serietà, professionalità e spontaneità del gesto con un applauso.

Si ricomincia con il brano “Forest Of Insomnia”, un down tempo molto Funeral Doom a cui seguono “Murky Waters” e “I long”. Quest’ultima introdotta da un bellissimo pianoforte. Si chiude con “Christ Goodbye”.
Durante i saluti i fan chiedono a gran voce un bis e la band accontenta tutti con il brano “Descending”, richiesta proprio dal ragazzo che si era trovato in mezzo alla rissa, con tanto di dedica.

Alla fine del live avrei ascoltato altri dieci brani dei Saturnus e poi altri dieci e ancora e ancora, senza mai averne abbastanza. Come me, ho visto tutti i presenti rapiti e stregati da queste melodie struggenti e melanconiche che ci hanno accompagnato dall’inizio alla fine del viaggio.

Scesa dal palco, la band si è dedicata ai fan per firmare autografi, fare foto e soprattutto ringraziando per la calorosa partecipazione. Rome by Wild, sempre presente, ringrazia l’organizzazione per averci regalano questo magnifico spettacolo… DOOM ON !

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