Live Report Locali 

I The Mother presentano “Quaestio” live @ Crossroads – 06 03 2014

Nella serata di giovedì 6 marzo, il Crossroads Live Club ha ospitato il relase party di “Quaestio”, primo lavoro in studio della band emergente romana The Mother, il cui sound, ispirato decisamente alla musica dei grandi Pink Floyd, può essere a buon diritto definito “art rock”.

La serata, organizzata e promossa da Rock ‘N’ Art Eventi e dal suo Direttore Artistico Riccardo Nifosì, è aperta da un’altra band romana, Theseus Project, che vede la lineup composta da Fabrizio Puccini, Alessandro Pacetta e Robert Jaskiewicz. Forse i puristi del rock potrebbero aver avuto di che storcere la bocca, vista la presenza sul palco di un gruppo votato sostanzialmente ad una musica elettronica nella quale viene fatto ampio uso di sintetizzatori e campionatori, eppure la performance del trio romano lascia tutt’altro che perplesso il pubblico del locale, che ha salutato con applausi una band il cui spettacolo è sicuramente diverso, originale e comunque di alto livello. Dunque buona la prestazione dei Theseus Project, in particolar modo quella del vocalist e chitarrista Fabrizio Puccini; venti minuti di live per loro e forse la migliore scelta come apertura ai The Mother, vista la natura comune di alcuni elementi presenti nel sound proposto da entrambe le band.

Alle 22:45 circa, salgono sul palco i The Mother. La band si forma nell’ottobre del 2008 per iniziativa del bassista e seconda voce, nonché principale compositore dei brani, Ludovico Saolini, che dopo essere rimasto colpito dalla musica dei Pink Floyd, recluta suo fratello Edoardo per la voce, Francesco Basini per le tastiere e i sintetizzatori, a cui si aggiungono poi Tiziano Sbardella alla chitarra e Roberto Tuccini alla batteria, per dar a vita a una band ‘capace di trasmettere emozioni in musica’, come Ludovico ci spiega. Il live è sostanzialmente la riproduzione fedele dell’album “Quaestio”: dieci pezzi suonati, compresa una intro iniziale ed ogni canzone che attraverso un suggestivo viaggio arricchito da luci e suoni appositamente ricreati, conduce il pubblico in mondi e dimensioni di volta in volta diversi. Questo è il significato di art rock per i The Mother, questa è la musica proposta durante il live a cui abbiamo assistito: la capacità, o meglio l’arte di ricostruire atmosfere legate ad ogni singola canzone, come se fossero tanti mondo a parte, situazioni oniriche, anche tramite il suddetto supporto di una componente visiva, ossia l’impiego di un set di luci appositamente studiato e realizzato nel corso del live grazie ad un proprio addetto alle luci.
Il sound proposto durante il live, come detto è dichiaratamente influenzato dal patrimonio musicale artistico ereditato dagli anni ’70, anche grazie all’utilizzo di tastiere e sintetizzatori tipici di quel periodo, come il mellotron ad esempio, il tutto però arricchito e attualizzato grazie all’inserimento di elementi più vicini ai giorni nostri, come campionamenti di noise di chitarra o di VFO, che potrebbero essere interpretati come delle piccole perle sparse qua e là per “staccare” ogni tanto dal passato. Le musiche e le tematiche dei brani sono estremamente variabili tra loro, e il pubblico è estremamente attento e concentrato durante l’esecuzione dei pezzi, quasi a trattenere il fiato, per poi lasciarsi andare ed applaudire la band al termine di ogni brano suonato. I temi sono i più disparati e non c’è un vero è proprio filo conduttore tra le tracce, che risultano anche essere volutamente disomogenee tra loro per quanto riguarda gli stati d’animo che evocano: ad esempio uno dei brani, “Uncle Jack” è una specie di allegra filastrocca in cui si narra di un bambino che sogna che lo zio pittore gli dipinga gli occhi. Questo brano fa seguito l’esecuzione di “Cry Of The Son”, dalle atmosfere decisamente più cupe e claustrofobiche. E’ un po’ come stare su una montagna russa, tra una salita e una discesa improvvisa, senza sapere quale emozione aspettarsi.

Tutto il concerto è caratterizzato dalla grande pignoleria e precisione profusa dai ragazzi nel riprodurre live le sonorità di studio e nonostante la prova di tutti sia stata ottima, a mio avviso Edoardo Saolini, vocalist della band merita una menzione a parte: per l’intero concerto è l’immagine vivente della concentrazione, considerata anche l’oggettiva difficoltà dei pezzi proposti, e sbaglia poco o nulla. Una voce a dir poco identica a quella presente sulle tracce registrate e assicuro non stava cantando in playback! A fine concerto racconta di un raffreddore che si portava dietro dalla mattina… che sinceramente non ha notato nessuno: prova ineccepibile! Tra i brani eseguiti spiccano il singolo “Road To Beyond”, il cui annuncio è stato accompagnato dagli applausi del pubblico e “The Water Lilies by Monet”, il pezzo del repertorio “Motheriano” che personalmamente preferisco.
Il live si conclude in maniera insolita per una band emergente: pubblico sotto al palco per autografo sulla propria copia del cd appena acquistato.

Mica male per una band originale praticamente al debutto!
Il live termina in maniera insolita anche per me, che ero andato al Crossroads per reportizzare il consueto live del giovedì e sono tornato anch’io a casa con una copia del cd! Ringraziamo il Crossroads e Riccardo Nifosì per l’accoglienza e l’organizzazione della splendida serata.

Line up The Mother:

Ludovico Saolini -Bass-
Francesco Basini -Keyboards-
Edoardo Saolini -Vocals-
Tiziano Sbardella -Guitar-
Roberto Tuccini -Drums-

Scaletta:

Intro
King Of Hearts
Road To Beyond
River
Uncle Jack
Cry Of The Son
Vanilla (Flavoured Black Tea)
Green Clouds And Purple Rain
The Water Lilies By Monet
Little Shining Star

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