MTVMusic Business 

Altri tempi, una volta c’era Mtv

La musica non va più di moda!

Non parlo di un genere o l’altro, ma proprio di musica. E’ un dato di fatto. E infatti, nessuno investe più sulla musica. Case discografiche, programmi televisivi, singoli utenti…
In effetti non esistono più i grandi aggregatori musicali. Una volta c’era Mtv, ma anche le varie Magic Tv, All Music e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente non le ricordo tutte e non vogliono neanche ripercorrere la storia dei media che si sono occupati di musica. Fatto sta, insomma, che una ad una hanno chiuso con la musica. Stessa sorte è toccata ai vari magazine.
Una volta sulle riviste si trovavano i divi di Hollywood, poi hanno iniziato ad esserci le rockstar, che hanno lasciato il posto alle popstar, ora qualche personaggio tutto fare (si fa per dire) che nasce dal nulla. Anche qui, non è importante ripercorrere la storia, non ora almeno. Quello che mi interessa è andare a vedere cosa c’è oggi e cioè… nulla.

Mtv è diventata una tv di reality, Mtv music chi la guarda? Le varie suddivisioni di Mtv sono solo su Sky e comunque non sono particolarmente accattivanti; così come Capital tv e simili. Ottimi per chi vuole ascoltare un po’ di buona musica, ma non hanno la stessa funzione che un tempo era di Mtv. Non hanno un pubblico di adolescenti da “guidare”, semmai nostalgici appassionati di musica che per un po’ ricordano i vecchi tempi che furono (anche se sono troppo piccoli per averli vissuti). In fin dei conti mi sembra che nessuno abbia raccolto il testimone di Mtv.
Gli stessi Mtv music awards ormai hanno ben poco a che fare con la musica, così come le grandi manifestazioni sponsorizzate da Wind, Coca Cola e quant’altro.
Potrei fare un discorso quasi analogo per le radio perché a me piacerebbe ascoltare solo musica, possibilmente senza interruzioni e senza speaker oppure con una voce guida, ma pur sempre al servizio della musica e mai sopra la musica. Comunque so di essere un caso molto isolato, e infatti la radio si è dovuta reinventare come contenitore audio di programmi ad alto tasso di divertimento, anche per non perdere la concorrenza con le tv.

Certo oggi ci sono gli spazi su web: Youtube, Spotify, Web-tv, Web-Radio, Web-zine, Rome by Wild… ma, per quanto preziose e spesso molto ben fatte, restano ancora un prodotto di nicchia, dispersivo, che difficilmente aggrega la massa anche perché su web devi sapere cosa cercare, hai tu in mano il volante e scegli la strada. Se non cerchi qualcosa difficilmente sarà lei a trovarti. Prospettiva esattamente opposta a quello che era un tempo. Pregi e difetti inclusi.

A pensarci bene quelli che chiamo aggregatori non sono del tutto spariti, hanno solo cambiato veste, oggi si chiamano Talent Show. Tutt’altra funzione, tutt’altro contenuto, tutt’altro stile… tutt’altra qualità! Ma in effetti aggregatori lo sono e, in teoria, lo sono di musica. In teoria, perché sinceramente per me la musica è altro.

In genere diamo la responsabilità di tutto all’insieme dei colossi che una volta investivano sulla musica e che ora non lo fanno più, (scritto con estrema sintesi), ad internet o al fatto che non esistono più i musicisti di una volta o anche che ormai tutto è stato scritto e a livelli tali da essere inarrivabile. Tutto assolutamente vero! Però vorrei proporre anche un’altra chiave di lettura che credo sia più corretta… e cioè che le persone si sono gradualmente disinteressate alla musica, soprattutto in Italia. Magari gli piace vedere la star di turno, essere la star di turno, ma tutto ruota comunque intorno a qualcosa che non è puramente Musica. Voglio dire… un tempo ci si entusiasmava per gli amici che suonavano nei garage! Oggi dobbiamo essere tutti primi attori e quindi la dicotomia performer-spettatore/artista-ascoltatore rappresenta qualcosa di profondamente lontano e sbagliato. Come si può essere tutti protagonisti di qualcosa che non mette tutti allo stesso livello?
Forse l’unica possibilità è quella delle discoteche nel mondo reale e dei Talent Show nel mondo mediatico. Contesti in cui l’illusione di poter essere star è più grande della consapevolezza di essere spettatori ed ecco che i grandi colossi altro non fanno che adeguarsi ai gusti del mercato attuale.

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