Warrior Soul @ Traffic - 30 10 2015Live Report Live Report Internazionali 

Warrior Soul + Dancing Crap @ Traffic Live Club – 30 10 2015

Entro alle 21:30 nel Traffic ed il locale è assolutamente vuoto. Grazie a questo posso notare con chiarezza due casse marshall 4 x 12 per chitarra sul palco, il che fa sempre piacere. In questa serata pre-hallowen di venerdì 30 ottobre si esibiranno i Dancing Crap, della Agoge records, ed i Warrior Soul, storico gruppo hard rock statunitense capitanato e fondato dal cantante Kory Klarke.
Sorseggiando birra sul divano bordeaux del locale noto due tipi che parlano inglese e ridono al bancone… penso proprio che siano membri dei Warrior Soul.
Nel frattempo il locale si popola e al bancone si avvicina un altro tipo che parla inglese, che strilla come un pazzo e chiacchiera con tutte le donne presenti agitando le mani e il corpo neanche fosse sotto effetto di eccitanti. Questo tizio è Kory Klarke.
E’ praticamente irriconoscibile, dati gli occhiali neri e i capelli corti, look che mai aveva sfoggiato fino ad ora. I suoi video più famosi infatti lo mostrano sempre fornito di una chioma bionda lunghissima, fisico asciutto e muscoloso e gamba scattante… un vero maschio! E’ cambiato molto: la sua voce è più roca di quella di Fausto Leali e con i capelli corti e gli occhiali, vestito bene, sembra un incrocio fra Bon Jovi, Nino D’angelo e Rod Stewart. Sguinsagliate la vostra immaginazione, vi aiuterà a visualizzare il personaggio.

Dancing Crap

Verso le 22:30 iniziano a suonare i Dancing Crap, gruppo romano. Il cantante Ronnie Abeille ha una pelliccetta a gilet, un cappello nero, gli occhiali da sole ed ha sempre le mani in tasca… comodo il giovane. Questi artisti di oggi vogliono stare tranquilli, non ci sono più i mangia pipistrelli di un tempo!
Sotto al palco non ci sono molte persone; si preannuncia una serata un po’ fiacca.
Ronnie non è intonatissimo sul primo brano, ma è molto simpatico e finito il primo pezzo annuncia la band a gran voce, nomina anche il suo produttore Gianmarco Bellumori (che è presente in sala e sorride alle sue parole).
La band riattacca con il secondo pezzo, in cui gli assoli di chitarra hanno poche note ripetute a loop, proprio come vuole il loro genere, che sostanzialmente è un alternative rock. La batteria di Antonella Angelini accompagna bene, si mette in gioco poco e non osa mai lanciarsi in rullate o tecnicismi particolari, mantiene un tocco sobrio per tutto lo show. Il basso di Bobby Gaz è anche molto discreto e segue l’andazzo della batteria. Le chitarre di Sal Ariano e Eugenio “The Joker” Pavolini escono molto bene, hanno un distorsore gracchiante con molto gain, che ciònostante si sposa benissimo con il contesto e arriva chiaro all’orecchio. In un punto dell’esibizione ci sono state delle imprecisioni da parte di uno dei due chitarristi, ma nel complesso la loro è stata una buona performance, precisa e professionale.

Set List – Dancing Crap

1-The Sick Ones
2-Burned Down City Soul
3-The Ride
4-Spotlight
5-Sociopathic Circus
6-Acid
7-Sam
8-Big
9-Chandra

Warrior Soul

Dopo una pausa più lunga del solito attaccano i Warrior Soul.
Iniziano con un gran casino. Credo sia una tattica per attirare le persone uscite dal locale per fumare, e partono subito in grande stile: Kory sembra avere le convulsioni e sputa fuori una voce così gracchiante da sembrare quasi scream. Uno dei due chitarristi ha una Les Paul d’orata con pick-up cambiati, non originali Gibson, credo fossero dei Di Marzio o Seymour Duncan. I ragazzi, che ormai tanto ragazzi non sono più, menano come fabbri che aspettano di essere pagati, suonano sempre con la stessa intensità e calore, non si fermano un attimo. Suonano un pezzo dopo l’altro, senza interruzione, proprio come vuole la tradizione rock: sempre duro e sempre intenso. I riff di chitarra si ripetono per tutta la canzone creando un vortice sonoro compatto ed ipnotizzante.
La gente sotto al palco purtroppo è un po’ ferma e Kory lo nota, infatti spesso ci esorta a dare di più e ci ricorda che stiamo assistendo a un “rock ‘n’ roll show” e che loro non sono i Twisted Sisters… spocchioso il tipo, tutto ciò scuotendo la testa. Ci dice anche che secondo lui i giovani d’oggi ascoltano musica di merda: testualmente “just shit music”. Ci chiede se vogliamo rockeggiare un paio di volte e riattaccano a suonare con grande carica.
Gli assoli sono tiratissimi, sempre al massimo e non hanno melodia, sono note vicine eseguite velocemente sulla pentatonica; del resto si sa, non c’è poesia nel rock… tranne nei Led Zeppelin (imho). Kory non fa altro che mostrare il dito medio e manda tutti a quel paese una decina di volte a canzone. Che caro, delicatissimo.
Il loro groove è anch’esso tirato, ma tenuto benissimo ed è sempre costante. Lasciano spazio per un paio di pezzi più doom, dal metronomo più lento, dai ritmi più cadenzati e meno sparati a palla; sono senza dubbio i pezzi che più ho apprezzato. In sala è pieno di cappelli da cowboy che ondeggiano a tempo di musica, uno spettacolo bellissimo. Devo dire che la voce di Kory è molto cambiata negli anni: credo sia l’effetto del fumo o quello dell’alcol, o i tanti concerti cantati a squarciagola che l’hanno resa così ruvida e poco aggraziata. Mi stupisco di come riesca ad avere la gola ancora integra, ma una cosa è sicura: questo cantante ha ancora un sacco di energia da trasmettere. Mentre penso tutto questo lo show sta per finire e sull’ultimo pezzo il chitarrista, preso dall’impeto anticonformista del rock, tira una scozza sul muro. Che gesto rock.

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