Nicola Costa - "The Wrong Blues" - CoverRecensioni Nazionali 

Recensione di Nicola Costa – “The Wrong Blues”

Torna il Blues (la “B” maiuscola non è un caso) Made In Italy, torna con l’album strumentale “The Wrong Blues” di Nicola Costa pubblicato il 31 Ottobre 2014.

Prima di addentrarci nell’aspetto musicale, ci tengo a presentarvi Mr Costa e le motivazioni nella scelta del titolo di questo suo secondo album da solista, distante 7 anni dal precedente “Electric Roots”: album d’esordio dai grandi consensi ed entusiastiche recensioni, nonché meritevole, nel 2009, di una nomination ai Just Plain Folks Music Awards nella categoria “Best Instrumental Rock Album”.

Nicola Costa è un musicista cresciuto con le sonorità rock-blues di celebri artisti come Jimi Hendrix, Jeff  Beck ed i Deep Purple. Sonorità stratocasteriane che scopriremo essere predominanti nel suo ultimo lavoro. Nella sua quasi trentennale carriera ha ricoperto vari ruoli: autore, chitarrista (in realtà nazionali ed internazionali), arrangiatore e direttore d’orchestra.

Come tentare di proseguire la scia del successo dopo la “miscela esplosiva tra rock blues e jazz elettrico” (citando la critica americana) in “Electric Roots”?

La risposta è in “The Wrong Blues“? Perché “The Wrong Blues“? Rispecchia esattamente il contenuto, un blues sbagliato… o meglio… contaminato con altri “generi” musicali. In esso si possono facilmente estrapolare influenze di bluesman tradizionali, melodie tendenti ad un jazz orecchiabile, suoni orientalizzanti e sfumature fusion.

Tracklist:

01 – The Wrong Blues
02 – 80 Miles Ago
03 – Behind The Rain
04 – Ready To Ride
05 – Azoto
06 – Southern Sway
07 – Falling Planets
08 – Cycles
09 – Old Things

9 brani ascoltabili che consentono l’immersione in questo magma musicale senza età. Si procede dalla presenza di uno stile hendrixiano nella parte centrale del brano d’apertura alla ritmica Bonamassiana in “80 Miles Ago”, (impossibile restare fermi e non muoversi a ritmo). “Behind The Rain” è una sorta di fusione tra una “Riviera Paradise” di  Stevie Ray Vaughan  ed un classico jazz. Rappresenta un ottimo attimo di relax dopo l’incalzante brano precedente.
Con “Ready To Ride” si strizza l’occhio un po’ allo smooth jazz, (non è difficile pensare ad un sax che possa riprodurre la linea melodica), ed a blues datati come “All Your Love” (John Mayall & The Bluesbreakers).
Azoto” è l’esito dell’incontro tra un Jeff Beck ed un ambiente sonoro orientalizzante. Brano che è la concretizzazione di un’ottima ricercatezza musicale.
In “Southern Sway” si torna sulla scia di “80 Miles Ago”: parola chiave? Ritmo.
Falling Planets”: un intro alla “Lenny” ma immerso in ambito fusion. E quando si parla di fusion, potremmo includere anche il brano successivo pensando ad un musicista di riferimento che potrebbe certamente essere Scott Henderson.
L’album termina con “Old Things”: quasi 7 minuti di atmosfera soft. Minuti sognanti, note sussurrate.

Poco meno di un’ora passata ascoltando una rielaborazione e personalizzazione di macro-realtà del passato in poliedriche mani italiane.

Complimenti a Nicola Costa: altra interessante dimostrazione di come il blues possa evolversi, contaminarsi senza mai assentarsi.

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